ARGENTERA INFERIORE

PIOMBO E ARGENTO RISORSE STRATEGICHE

 

PIOMBO E ARGENTO RISORSE STRATEGICHE


Sulla destra del Sessera, poco sopra il fondovalle, si apre uno dei più antichi reticoli minerari sotterranei della valle, comprendente gallerie e cantieri di abbattimento disposti su più livelli, con un’estensione di 170 metri, un’altezza di 35 metri e uno sviluppo complessivo di almeno 350 metri. A essere sfruttati erano i solfuri misti di piombo argentifero, rame e ferro, con infinitesime percentuali d’oro: si tratta di alcuni dei principali metalli strategici, su cui si basa da sempre l’espansione politico-territoriale degli stati.

Al XVIII secolo appartengono due gallerie «in direzione» (quella inferiore utilizzata come ribasso), un cantiere di abbattimento e un pozzo armato localizzati tra le due gallerie, una galleria di ricerca con andamento a U, dotata di diramazioni, camere laterali e via di carreggio in tavole lignee, una galleria a doppio gomito non comunicante con il reticolo principale e i ruderi di un edificio, non distante dall’ingresso della galleria superiore, in cui era installata la forgia destinata alla manutenzione degli attrezzi dei minatori.

La galleria in direzione superiore, il cantiere, il pozzo e la forgia sono strutture dei tempi di J.N. Mühlhan (1736-1739), completate o riutilizzate da S.B. Nicolis di Robilant a partire dal 1752. All’epoca di quest’ultimo appartengono invece per intero la galleria a doppio gomito, che è datata al 1752 da una iscrizione su roccia, il ribasso e la galleria di ricerca con via di carreggio, che sono descritti in dettaglio in una relazione del 1753. Alle fasi settecentesche risalgono anche diversi petroglifi all’interno e all’esterno delle gallerie: date, iniziali alfabetiche «A» e «C», note di conteggio settimanale, croci talora ottenute con quattro o cinque fori di barramina, un monogramma di san Bernardino inciso in corrispondenza del pozzo armato; di epoca imprecisata è invece la raffigurazione di una mano, uno dei «segnali» minerari arcaici a cui accenna S.B. Nicolis di Robilant in una sua relazione del 1752 relativa al Cuneese.

Il cantiere di abbattimento soprastante la galleria in direzione superiore e una camera di abbattimento intercettata dalla galleria di ricerca (anch’essa visitata e descritta nel 1753 da Nicolis di Robilant) sono invece frutto di escavazioni manuali: lo conferma il ritrovamento di un punteruolo in acciaio della seconda metà del XVI secolo, del peso di 660 grammi, perso o abbandonato dai minatori. I rinterri originati dallo sfruttamento arcaico sono stati riattraversati e parzialmente sgomberati a fini esplorativi dagli esercenti settecenteschi, con formazione di ripiene sostenute da armature lignee.

Punteruolo in acciaio da Argentera inferiore (seconda metà XVI secolo) e sue modalità d’impiego secondo un manuale minerario austriaco del 1556 (Schwazer Bergbuch)

Planimetria della galleria a doppio gomito non comunicante con il reticolo principale, con data 1752 e croci incise

Iscrizioni, croci e note di conteggio incise all’interno e all’esterno delle escavazioni minerarie.

Ingressi di cantieri di abbattimento manuali.

Vena mineralizzata portata in luce dall’erosione, con filoncini e lenti di solfuri di piombo argentifero (galena), rame (calcopirite) e ferro (pirite) in ganga di quarzo.

Un tratto della pista terrazzata che collegava l’area mineraria di Argentera inferiore con il frantoio-laveria di Torrette 3

Iscrizioni, croci e note di conteggio incise all’interno e all’esterno delle escavazioni minerarie