FURTI E DANNEGGIAMENTI

“BEATI GLI ULTIMI...” (SE I PRIMI SONO STATI ONESTI)

 

Ignoranza e solitudine


Grazie a un libro di Mario e Paolo Scarzella edito nel 1981 è noto che l’edificio principale di Piana del Ponte aveva almeno sette, tra porte e finestre, incorniciate da architravi, stipiti e soglie monolitici e che lì accanto giaceva una grande ruota in pietra. Questi materiali sono poi stati trafugati e reimpiegati come gradini nella mulattiera da Piana del Ponte a Baraccone, nelle baite di Baraccone, Scagliola e di altre località; la ruota è utilizzata come tavolo nel cortile della canonica di Sant’Antonio a Trivero. Iniziati da tempo, i furti sono proseguiti sino almeno al 2002. Relativamente recenti sono anche i danni subiti dalla pompa idraulica di Argentera superiore, frantumata da qualcuno che voleva spostarla senza rendersi conto della sua delicatezza, e dalle vasche lignee della laveria di Torrette 3, per opera di qualcuno armato di escavatore. Questi comportamenti, se da un lato rivelano ignoranza del valore di memoria collettiva del patrimonio storico-archeologico, d’altro lato sono indici della solitudine sociale e culturale in cui troppo spesso le istituzioni lasciano i cittadini. A tutto ciò si aggiunge la rabbia del Sessera, che nel giugno 2003 ha travolto e disperso una intera discarica di scorie metallurgiche della fonderia di Piana del Ponte.
 

Piana del Ponte: scalinata tra baite realizzata con materiale lapideo trafugato dalla fonderia e concio sagomato volatilizzatosi nel 2002

Baite di Baraccone: i conci provenienti dalla fonderia sono facilmente riconoscibili dall’accuratezza della lavorazione

Ruota in pietra asportata da Piana del Ponte: oggi funge da tavolo a Sant’Antonio di Trivero

Una desolante immagine della fonderia dopo una delle tante piene del Sessera: nel 2002 la forza delle acque è stata tanta da disperdere un ammasso di scorie agglutinate di oltre un metro cubo