MONTUCCIA

 

SI DISCUTE DELL’AFFITTO DELLE ALPI


L’alpe Montuccia (Montutio) compare per la prima volta in due documenti del 22-23 ottobre 1230, con i quali il comune di Vercelli concede in affitto le miniere metallifere del Vercellese e in particolare di Quara (Quadre), Montuccia e Isolà (Assolata) a una società di imprenditori rappresentata da Umberto de Patrico di Brescia, sottoscrivendo una convenzione di sfruttamento ventennale. Il comune si impegna a fornire carbone di legna, pascoli per i cavalli, acqua, terreno e legname per gli opifici che saranno costruiti.

Il 31 dicembre 1337, Francesco signore de Bulgaro (di Borgo Vercelli) e il comune di Mosso (Moxo), rappresentato dal sindaco Giroldo de Horomeçano (di Ormezzano), si accordano sull’entità dell’affitto da pagare per l’uso dell’alpe (11 Soldi pavesi invece che 12), fatti salvi i diritti minerari del primo sulle miniere «di ferro e argento» ivi presenti.

Il 25 maggio 1349, il comune di Mosso, rappresentato dal sindaco e dal console, compila una dichiarazione di tutti i beni che ha in affitto dalla chiesa vescovile di Vercelli, tra i quali compaiono le alpi Artignaga (Artignaia), Montuccia e Isolà. Il prezzo annuo convenuto per le prime due è una libbra di cera, per la terza 18 Soldi pavesi.

I documenti medioevali coinvolgono soggetti eterogenei e presuppongono ripetuti cambiamenti di giurisdizione, di cui non si conoscono i dettagli. Essi testimoniano gli inizi di un sistematico interesse per le risorse della media montagna, portato avanti, in modo ancora sperimentale, da diversi enti in più o meno aperta competizione economica e politica tra loro. Le due principali attività a cui i testi alludono sono l’alpeggio e l’estrazione mineraria, caratterizzate entrambe da una stagionalità, indotta dalle condizioni climatiche, che ha riflessi sul popolamento.


Alcune delle alpi più contese nel medioevo: Artignaga (a sinistra in basso), Quara (sul terrazzo a sinistra) e Montuccia (nella radura a destra)

La radura dell’alpe Montuccia e, sullo sfondo, l’alpe Marca, anch’essa citata nel 1349