PIANA DEL PONTE

LA DIFFICILE VITA DI UNA FONDERIA TRA I MONTI

 

Nascita, vita e metamorfosi di un insediamento proto-industriale


L’installazione metallurgica di Piana del Ponte era una fonderia, fondata da J.N. Mühlhan nel 1736-1737, in concomitanza con la costruzione del frantoio-laveria di Torrette 3. Agli stessi anni risale il tracciamento della mulattiera lunga poco meno di quattro chilometri che collegava i due stabilimenti: il trasporto del minerale arricchito lungo l’asse della valle non avveniva su carri, ma a dorso di mulo.

Caduta temporaneamente in disuso, a partire dal 1752 la fonderia è stata sottoposta a lavori di ripristino e ampliamento, funzionando poi dal 1758 al 1773 sotto il diretto controllo di S.B. Nicolis di Robilant.

L’installazione trattava vari tipi di minerale arricchito provenienti dagli opifici situati più a monte e a tale scopo era dotata di forni di arrostimento, fornelli, colatoi, frantoio del carbone di legna azionato da una ruota idraulica, tromba idroeolica, canalizzazioni aeree in tavole lignee sostenute da pilastri ed era servita da una gora derivata dal Sessera, lunga quasi 400 metri e provvista di scarichi lungo il percorso. Insieme con il carbone di legna, l’acqua forniva l’energia necessaria alle varie lavorazioni.

Le attività che si svolgevano a Piana del Ponte completavano il ciclo produttivo iniziato con l’estrazione della galena dalle miniere di Costa Argentera e proseguito con l’arricchimento del minerale e con le prove di assaggio che si effettuavano nell’Opificio in riva destra Sessera. I metalli ottenuti erano piombo, rame, argento e oro.

Un documento del 1758 fornisce un quadro dettagliato dei metalli ricavati quell’anno con una complessa sequenza di trattamenti termici. I materiali di partenza ammontano a 12 tonnellate di minerale di prima qualità, 13 tonnellate di minerale di seconda qualità, 143 tonnellate di sabbie di prima e seconda qualità, 3 tonnellate di sabbie «dei piombi», 9 tonnellate di sabbie «di residuo» e 9 tonnellate di «matte», ossia di prodotti della prima fusione di minerali di rame. Il ricavo complessivo finale consiste in 7.8 chilogrammi d’oro, 52.6 chilogrammi d’argento, 2639 chilogrammi di «rosetta», ossia di rame raffinato, e 2434 chilogrammi di piombo. Il valore monetario di tali prodotti è inversamente proporzionale al peso: 21157 Lire per l’oro, 9494 Lire per l’argento, 5295 Lire per il rame e 990 Lire per il piombo. Il carbone di legna consumato ammonta a 116 tonnellate, con un costo di circa 1678 Lire.

In seguito, l’edificio della fonderia è stato riconvertito in fucina (1813), poi in locanda, poi in alloggio di boscaioli quando già minacciava rovina (1938-1940) e infine, recentemente, spogliato della maggior parte dei materiali lapidei di pregio.


 

Piana del Ponte in una fotografia del 1935 circa (Archivio DocBi)

La zona di Piana del Ponte nel catasto di età napoleonica (1813, Archivio di Stato di Torino): la fonderia settecentesca è ormai trasformata in fucina

Strati successivi di residui di lavorazione della fonderia (scorie metallurgiche, carboni, argille termoalterate)

Stabilimento proto-industriale della val Sesia, probabilmente molto simile a quello di Piana del Ponte, in un disegno di J.N. Mühlhan (1725 circa, di Stato di Torino): Q = spiazzo di raccolta del minerale; R = via di carreggio; S = fonderia; T = forni di arrostimento; U = gora

Veduta recente della presa della gora tracciata nel XVIII secolo

Nonostante taluni aspetti arcaici delle murature, talora erroneamente ritenuti tardomedioevali, l’edificio della fonderia evidenzia caratteri tipici dell’architettura metallurgica e mineraria degli anni 1750-1760, quali si ritrovano anche in val Sesia (Santa Maria di Stoffol, Kreas, Livello Santo Spirito).