QUARA

 

LE RISORSE DELLA MEDIA MONTAGNA NEL MEDIOEVO


L’alpe Quara (Qudra) compare per la prima volta in un documento del 4 luglio 1185, nel quale è indicata come confine orientale dell’alpe Isolà (Asolata), che i signori de Montegrando (di Mongrando) concedono in affitto agli abitanti di Mosso, Mortigliengo e Veglio.

Il 22-23 ottobre 1230, il comune di Vercelli delibera di concedere in affitto le miniere metallifere del Vercellese e in particolare di Quara (Quadre), Montuccia (Montutio) e Isolà a una società di imprenditori rappresentata da Umberto de Patrico di Brescia, con la quale sottoscrive una convenzione di sfruttamento ventennale. Il comune si impegna a fornire carbone di legna, pascoli per i cavalli, acqua, terreno e legname per gli opifici che saranno costruiti.

Nel marzo 1349, il comune di Bioglio, rappresentato dai sindaci e procuratori, giura fedeltà a Giovanni Fieschi vescovo di Vercelli e ottiene in affitto otto alpi dell’alta val Sessera, tra cui Quara (Laquara), contro il pagamento annuo complessivo di 3 Lire pavesi, 84 forme e mezza di formaggio ordinario e 9 forme di formaggio magro.

I documenti medioevali coinvolgono soggetti eterogenei e presuppongono ripetuti cambiamenti di giurisdizione, di cui non si conoscono i dettagli. Essi testimoniano gli inizi di un sistematico interesse per le risorse della media montagna, portato avanti, in modo ancora sperimentale, da diversi enti in più o meno aperta competizione economica e politica tra loro. Le due principali attività a cui i testi alludono sono l’alpeggio e l’estrazione mineraria, caratterizza


Il terrazzo dell’alpe Quara visto dalla miniera di Argentera superiore: sulla sinistra l’area mineraria di Torrette 1, dove una frana, nel 1992, ha riportato in luce lavori estrattivi medioevali e moderni.