TORRETTE 2

ALL’ALBA DELLA PROTO-INDUSTRIA

 

UN TENTATIVO DI GESTIONE PRIVATA


A pochi metri dalla sponda sinistra del Sessera, in una zona che il catasto del 1813 denomina Torrette, si trovano i resti del primo opificio proto-industriale della valle. Di fronte, sull’altra riva del torrente, si estende il reticolo minerario di Argentera inferiore.

Il sito di Torrette 3 non è ancora stato oggetto di scavi archeologici. Le prospezioni in superficie e alcuni carotaggi hanno tuttavia rivelato la presenza di interessanti strutture.

Nel folto della vegetazione vi sono muri semisepolti, forse riferibili a un edificio, e, poco sopra il tornante della pista, si segue per una sessantina di metri il tracciato di una gora con muri laterali, derivata da un punto del Sessera sottostante la miniera; i fori di barramina nelle rocce dell’alveo suggeriscono che vi fosse una piccola diga destinata a creare un serbatoio d’acqua per l’alimentazione regolare della gora.

Nella pista e nello spiazzo adiacente sono emersi una canalizzazione a sezione variabile, con argini in blocchi lapidei e fondo lastricato, e resti di vasche formate da tavole lignee orizzontali e verticali. Tanto la canalizzazione, quanto le vasche contengono sedimenti a classazione granulometrica artificiale, di vario colore (rossiccio, giallo, nerastro), riferibili a varie fasi del lavaggio gravimetrico di sabbie e limi derivanti dalla frantumazione del minerale.

Il tracciamento della pista aveva anche messo in luce due grosse travi lignee sagomate, con incastri di varia foggia, già appartenenti a un frantoio idro-meccanico a pestelli.

In base a ciò, il sito di Torrette 3 è identificabile con una installazione proto-industriale per la frantumazione e il lavaggio del minerale che si sa dai documenti essere stata costruita nel 1736-1737 da J.H. Mühlhan, negli anni in cui, abbandonato l’incarico di capitano delle regie miniere sabaude, aveva assunto la gestione diretta dei giacimenti dell’alta val Sessera.

Dopo il 1739, l’installazione è rimasta inoperosa, poi è stata temporaneamente rimessa in funzione da S.B. Nicolis di Robilant (1752-1756), in attesa che il nuovo Opificio in riva destra Sessera entrasse pienamente in funzione.

Alcuni materiali archeologici del XV/XVI secolo attestano una frequentazione del sito già in epoca pre-settecentesca.

 

La zona di Torrette nel catasto di età napoleonica allestito da Stefano Bussetti (1813, Archivio di Stato di Torino): non vi compare l’installazione settecentesca, evidentemente ormai in abbandono.

Muro di contenimento della gora derivata dal Sessera a una quota tale da creare un salto d’acqua capace di azionare la ruota idraulica di un frantoio a pestelli

Resti di canalizzazione della laveria di Torrette 3 affioranti al centro della pista.

Resti di vasca di lavaggio in tavole lignee, ancora ricolma di sedimenti fini a granulometria artificiale.

Grande trave lignea con incastri facente parte in origine del frantoio idro-meccanico di Torrette 3: sopra, al momento del rinvenimento; sotto, in laboratorio dopo lavaggio.

Estimo del 1739 in cui è descritta con grande precisione l’installazione di Torrette 3 («Alla Piouà Fabrica della Pista, et ordegni» = A Piovale stabilimento con frantoio e impianti; Archivio di Stato di Torino).


Frantoi idro-meccanici a pestelli (J, L) e vasche di lavaggio (K) della miniera Santa Maria di Stoffol ad Alagna (Vercelli), serviti da una via di carreggio (H) e da una gora (M) derivata dal Sesia, in un disegno di J.N. Mühlhan (1728, di Stato di Torino): l’immagine suggerisce come doveva essere organizzato lo stabilimento di Torrette 3.


Fondo di brocca ingobbiata gialla del XV/XVI secolo, appartenente alla fase arcaica dello sfruttamento minerario.